La Musica Che Non Sentirai In Milonga


LA MUSICA CHE NON SENTIRAI IN MILONGA (raccolta di post pubblicati sulla ns. pagina facebook)

La nuova rubrica della pagina tangoCoach dedicata a quella musica che in milonga, purtroppo, non si sente più. Capolavori che hanno esaltato generazioni di tangueri oggi vengono relegati a “musica da ascolto”. Io stesso come musicalizador spesso non riesco a proporla perché mi rendo conto che i ballerini (ma sopratutto i gestori) non gradiscono e probabilmente vuoterei la pista.

Pata Ancha: Osvaldo Pugliese

Trovo sia il più clamoroso caso di “La Volpe e L’Uva” collettivo cui abbia assistito. Di fronte a tanta bellezza ballerini anche esperti oggi reagiscono pensando di non essere all’altezza e rinunciano a cimentarsi bofonchiando che “non gli piace”. Balle, naturalmente. La verità è che i tangueri di oggi sono diversi rispetto a quelli di 10 anni fa e considerano (erroneamente) le “marcette” più facili da interpretare, magari con coreografie già precotte dai loro maestri.

Que Falta Que Me Hacès: Miguel Calò (Alberto Podestà) 1963

Altro brano non proprio scomparso ma che appare raramente. La melodia e l’arrangiamento sono talmente trascinanti che non si può rimanere indifferenti. “Tangone” per eccellenza pretende di essere interpretato, più che ballato; quindi i passettini imparati a memoria poco si prestano

Buscandote: Sexteto Milonguero (Javier Di Ciriaco)

Ma cosa dici! Il pezzo è arcinoto e sfruttato! Si, ma sentiamo questi brani sempre e solo nella versioni originali (nella fattispecie Fresedo). Il paradosso è che i gestori sono disposti a pagare migliaia di euro per avere queste orchestre sul proprio palco – con grande successo di pubblico, peraltro – ma vigliacco se un musicalizador propone una registrazione recente. Gira la leggenda secondo cui l’originale è sempre migliore. Mentre alcuni gruppi – come il suddetto – hanno “fatto bene i compiti” e possono riproporre classici senza temere di svilirli o impoverirli. La leggenda riflette solo il noto conservatorismo tanguero

E.G.B. (Education General Basica): Fervor De Buenos Aires

A volte le orchestre contemporanee non si limitano a riproporre classici ma registrano nuovi brani di propria composizione. Ho scelto questo fra altri perché possiede una grande forza trascinante ed è presente su youtube. Gli archi lievemente scordati, le lunghe pause, i crescendo all’unisono generano un sound moderno e originale. In questi casi le probabilità che il musicalizador rischi su un pezzo non noto ai ballerini e inviso agli “opinion leaders” (chiamiamoli così, va) sono estremamente ridotte. Anni fa i tangueri amavano le novità, oggi le temono

Mi Dolor: Juan D’Arienzo (Osvaldo Ramos) 1972

Chi ci segue avrà capito che in questa rubrica stiamo sostenendo il bisogno della varietà musicale nella scaletta dei musicalizador. Varietà di orchestre e di periodi. Non serve a niente cambiare orchestra se il “sound” (o colore) è lo stesso della tanda precedente e della successiva: tanto vale non mettere nemmeno la cortina! Tutti i tangueros conoscono i brani degli anni ’30/’40 di D’Arienzo; ma la sua carriera discografica prosegue fino al 1975 con capolavori pienamente ballabili anche se con le dovute accortezze, a seconda delle condizioni della pista

Il lento più struggente di Piazzolla, a mio avviso ancora più emozionante nella versione del Cuarteto Rotterdam, Romance Del Diablo appartiene a quei brani semplicemente banditi dalle milongas (normali). Ascoltalo, davvero non ti ha fatto sognare? Allora perché non ballarlo? Forse perché non ci sono più tangueros di qualità in grado di interpretare brani intensi senza tirare calci come muli.

Negli ultimi 7/8 anni abbiamo assistito ad un mutamento della proposta musicale verso il tradizionale per rendere il prodotto più accessibile a persone di mezza età e aumentare il business. Risultato: in milonga ci si diverte molto meno e la gente va a letto presto, i maestri non frequentano le sale e il business sta calando. Voilà!

El Pardo Cejas: Los Tubatango

Parliamo di canyengue. Questa volta ad essere scomparsa non è la musica, ma il ballo. Ossia la consapevolezza in molti ballerini (e in alcuni musicalizador) che certi strani tanghi ritmici, lenti e ostinati, sono in realtà dei canyengue che si possono ballare con abbraccio basso e “guappo”. Anche questa variante antica del tango è stata assorbita dal processo di normalizzazione avvenuto negli ultimi anni nelle milongas italiane. Capita ogni tanto che qualche maestro si diverta per alcuni minuti a cambiare la postura salon: ma lo stupore della gente e a volte gli sguardi di disapprovazione fanno subito passare la voglia. Una volta Stefania ed io siamo stati definiti esibizionisti.

Io invece continuo a trovare questa musica divertente e connotata da un’allegria ruspante e genuina che mi rasserena. Naturalmente nelle dovute dosi. Inoltre i Tubatango negli anni ’80 hanno conferito al genere una modernità e freschezza assai piacevole.

La musica che non sentirai in milonga…ossia quella che vuoi tu!

Questa volta non sosteniamo un pezzo o un genere, ma avanziamo una riflessione più generale

Mi spiego, anzi spieghiamo come fanno a BsAs. Nelle milongas portenas il musicalizador è quasi sempre resident e non conta molto; raramente è citato nelle pubblicità. Dove si trova invece per prima cosa il nome e il telefono dell’Organizador, che è il vero responsabile della conduzione artistica della serata. La gente sceglie quella milonga perché sa già che genere di musica ballerà, ci va soprattuto per quello e si ritiene delusa se le cose vanno diversamente.

In Italia, tranne alcune eccezioni, vige la regola della rotazione dei musicalizador. Considerato che questi si sono moltiplicati a dismisura e non si possono conoscere tutti, quasi sempre la conduzione musicale della serata si rivela un terno al lotto. A seconda dei gusti entusiasmante o deprimente: ma il punto è che non lo sai prima. Questa incertezza in patria è considerata un elemento attrattivo per il marketing dei locali. A BsAs – e per il sottoscritto – una calamità per i ballerini.

L’ennesimo paradosso è che mentre sembra che si faccia a gara per essere fedeli a ciò che si fa oltreoceano, di fatto utilizziamo schemi nostrani, magari desunti dal liscio dove le orchestre ruotano per non annoiare il pubblico (poco interessato alla musica). Mentre in discoteca, nella salsa e nel boogie si vedono dei gran dj resident, nel tango ogni sera giriamo la ruota…

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