Fatevi Un Applauso!


    C’è una frase che si sente sempre più spesso nelle milongas. La usano i responsabili dei locali che a metà serata prendono il microfono incitando il pubblico (pagante) a gratificarsi con un gesto che a molti sembra ormai normale, ma mi colpisce come un pugno nello stomaco ogni volta che lo subisco. “Fatevi un applauso”, arringano. E la gente tra lo stupito e il commosso cede con un atto forse liberatorio ma secondo me decisamente inquietante (e indicativo dei tempi in cui viviamo).

A voi non da fastidio? Ma come, mi faccio un applauso perché lo dici tu?
Da sempre il pubblico paga per assistere ad una performance artistica ed è libero di acclamare o lanciare uova marce se insoddisfatto. Fa parte del gioco. Un gioco in cui è padrone, decide liberamente, premia o punisce. Ma quando chiedi a un gruppo di farsi un applauso ti poni in una posizione di superiorità. Come a dire: premiatevi per aver avuto l’intelligenza e il buon gusto di scegliere questo locale (anziché altri) e me come vostro leader (vedi Leopolda). In una serata di raccolta fondi ci può stare, ma diversamente proprio no.
Da giovane andai ad un concerto degli Skiantos capitanati dal grande Freak Antoni. Lui che era la parodia vivente della rockstar gridava al pubblico: “Buongustai!!” e il palazzetto veniva giù dalle risate. Lui scherzava. Il rock demenziale voleva dissacrare tutto e tutti.
Questi invece si prendono sul serio. Pagano un biglietto e si gratificano come un gruppo di ex-alcolisti: “Sono venuto anche stasera…ce la posso fare” e scatta l’applauso. Mai possibile che i tangueri di oggi accettino di farsi trattare come depressi in cerca di autostima? Quando i clienti applaudono a comando rinunciano ad essere i veri padroni del locale, preferendo farsi manipolare da personaggi furbetti e ipocriti.
Riserviamo gli elogi ai bravi ballerini e musicalizador; concediamo, perché no, apprezzamenti ai bravi organizzatori di milongas; e diamoci una bella pacca sulla spalla quando ci rendiamo conto di aver fatto bene le cose della nostra vita. Ma se mi premio devo sapere perché. Altrimenti l’applauso è in realtà per qualcun altro. E neanche me ne rendo conto.

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